Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

N U E S T R A   A M E R I C A

  L'Avana. 23 Aprile 2012

   

Barack Obama, i suoi vestiti blindato e altri segreti 

Juan Gossaín

Sembrano tanto normali che nessuno se ne accorge, ma tutti i vestiti che Barack  Obama ha sfoggiato a Cartagena erano blindati, meno il pigiama bianco a maniche lunghe che ha usato nelle due notti.

Si tratta d’una copertura a prova di pallottola chamata  Kevlar, fatta con una fibra tessile e leggera che permette di camminare senza rigidità. Quando i sarti confezionano i suoi vestiti e li consegnano alla Casa Bianca,  gli specialisti del servizio segreto che formano la guardia presidenziale, aggiungono questo blindaggio che è come foderare all’interno i vestiti, ma con fili d’acciaio.

Nel ricevimento nella Fortezza di San Felipe de Barajas, portava un vestito intero scuro e una camicia bianca senza cravatta, con il collo aperto.  Il vestito era blindato, ma questo non gli ha impedito di salire agilmente la collina, così come ha fatto nelle riunioni pubbliche, provocando ammirazione tra gli abitanti di Cartagena.

Finalmente ho capito perchè, nonostante la sua magrezza, Obama produce l’impressione di portare vestiti troppo grandi o d’essere ingrassato di repente.

Inoltre, durante la festa nel Castello, sul suo tavolo c’era una misteriosa scatolina avvolta discretamente, che contiene le pastiglie contro l’acidità di stomaco e un poderoso antidoto  in caso di possibile avvelenamento. Non ha toccato cibo durante la cena.

Il sabato mattina, il presidente degli Stati Uniti, che doveva avere fame, ha chiesto nell’Hilton una colazione abbondante con caffè, succo d’arancia, uova strapazzate molto gialle, allo stile americano e una cesta di pane, poi, tra lo stupore dei dipendenti dell’ Hotel, andando verso l’installazione del Vertice, si è fermato nella cucina e si è fatto fotografare con loro.

Anche nel pranzo ufficiale non ha toccato un granello di riso. Nel Centro delle Convenzioni  i camerieri si sono chiesti se Obama non mangia mai.

Ha abbandonato il tavolo ed ha preferito chiudersi nell’ufficio che gli avevano assegnato. Dall’Hotel gli hanno portato un’insalata e della frutta, ma li ha appena assaggiati. Ha mangiato solo e poco, e poi è tornato al tavolo dei colleghi, ma non ha nemmeno assaggiato il dolce.

Dalla nave di Roosevelt all’hotel di Obama

Nel  1934, poco meno di 80 anni fa, Franklin Delano Roosevelt, che fu presidente degli Stati Uniti quattro volte pranzò nel  Club Cartagena con il suo collega colombiano Enrique Olaya Herrera e si fermo a dormire nella città accompagnato dai suoi due figli e dalla sua sedia a rotelle, ma a bordo d’una fregata da guerra ancorata fuori dalla baia.

Barack Obama è stato il primo presidente del suo paese a dormire in terraferma colombiana, a Cartagena e per due notti, quando aveva annunciato che sarebbe stato  presente nel Vertice solo per poche ore. L’unico che è riuscito a convincerlo a restare è stato Michael McKinley, il suo ambasciatore a Bogotá.

Gli organizzatori del Vertice,  all’inizio avevano riservato i dieci piani dell’Hilton, sulla riva del mare, per alloggiare i tre paesi più poderosi  d’America: Stati Uniti, Brasile e Messico. 

Ma giunse improvviso un messaggio da Washington; necessitavano l’Hotel completo per loro. Brasiliani e messicani, in un gesto comprensivo, hanno accettato di cambiare alloggio.  Gli statunitensi hanno affittato le 360 abitazioni e il presidente ha avuto la suite più importante al centro dell’8º piano.

Entrando nell’abitazione di Obama, la prima cosa che s’incontrava era un’amplia sala per riunioni con due divani di cuoio, un tavolo con un vaso da fiori e due poltrone; poi la camera dal letto presidenziale con un letto gigantesco che pare quadruplo ed un immenso armadio. Il bagno ha una vasca grande quasi come un appartamento e infine una sala d pranzo  con otto sedie e una finestra sul giardino, e non c’era nulla da temere perchè il vetro era blindato, come i vestiti del presidente.

Il Governo degli Stati Uniti aveva annunciato al ministero degli Esteri della Colombia che Obama sarebbe stato accompagnato da tre aerei e sei automobili,  ma la mobilitazione è stata tanto grande che sono giunti 19 aerei e 28 automobili.

Il sabato a mezzanotte, il presidente ha preso il telefono del suo comodino e ha chiesto di abbassare l’aria condizionata ed ha chiesto il favore in spagnolo ben chiaro: ha detto due volte, per favore, per favore...

Gli hanno portati anche l’acqua

Pur disponendo di un frigorifero pieno di bibite, non ha bevuto niente, nemmeno l’acqua. In realtà i suoi aiutanti gli hanno portato l’acqua da Washington  in bottiglie trasparenti azzurro chiaro.

Per la cena del sabato, offerta dal presidente Santos nella Casa degli Ospiti Illustri, è stato chiesto a Obama se voleva qualcosa di speciale da mangiare. 

Il presidente accetta l’offerta ma chiede d’essere servito dai suoi camerieri, è stata la risposta dei suoi assessori.

E così è stato e sono andati cinque camerieri, tutti del servizio segreto.

Avevano, come si supponeva, il compito di provare ogni alimento prima di lui. 

Li accompagnavano una donna e un uomo enigmatici, che non si sono mai separati da Obama per tutto il tempo: sono il dottor Scoutt Young, il suo medico personale, uno dei migliori internisti del mondo, si dice, e la signora Susie Maron, la sua infermiera personale, che ha il grado di maggiore dell’esercito degli USA.

Tra i sei medici che hanno accompagnato Barack Obama uno è un esperto nel maneggio di elicotteri, in caso d’emergenza.

Nei miei appunti finali del Vertice delle Americhe, trovo un altro fatto che vale la pena riferire: la vittoria della guayabera, anche se per stretto margine, come dicono i cronisti sportivi.

Tredici presidenti all’apertura del Vertice indossavano la guayabera,  dodici la giacca classica. Sappiamo già qual’era quella corazzata.  Uno portava una giacca tipica, il boliviano Evo Morales, quattro erano  donne e uno solo in manica di camicia, il colombiano  Juan Manuel Santos.

Alle 9.30 di mattina la delegazione degli USA ha lasciato l’Hotel Hilton con tutto il suo equipaggiamento e Obama non si è nemmeno fermato davanti al punto di vendita che le signore della sua ambasciata  in Bogotà avevano installato nel fondo della hall.

Offrivano magliette e tazzine con la faccia di Obama morto dalle risate; altre con Gabriél  García Márquez nei suoi 85 anni e alcune con Hillary Clinton che strizza un occhio: ognuna costava 20.000 pesos e gli utili erano destinati a opere di beneficenza.

All’ora della foto ufficiale con tutti i presidenti, Obama masticava una gomma. 

Verso le sei del pomeriggio, mentre l’aereo presidenziale volava nel cielo splendido di Cartagena, più di 700 persone della  sua comitiva, che si sono fermate a fare un pò di turismo per un paio di giorni, hanno affittato il Café del Mar, sulle mura venerabili, per festeggiare con la loro rumba.

“Abbiamo spedito l’uomo”, ha detto uno sorridendo furbescamente.

 “E adesso comincia la nostra festa ...”

(El Tiempo, Colombia/ Traduzione Granma Int.)
 

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