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Barack Obama, i suoi vestiti
blindato e altri segreti
Juan Gossaín
Sembrano tanto normali che nessuno se ne
accorge, ma tutti i vestiti che Barack Obama ha
sfoggiato a Cartagena erano blindati, meno il
pigiama bianco a maniche lunghe che ha usato
nelle due notti.
Si tratta d’una copertura a prova di pallottola
chamata Kevlar, fatta con una fibra tessile e
leggera che permette di camminare senza
rigidità. Quando i sarti confezionano i suoi
vestiti e li consegnano alla Casa Bianca, gli
specialisti del servizio segreto che formano la
guardia presidenziale, aggiungono questo
blindaggio che è come foderare all’interno i
vestiti, ma con fili d’acciaio.
Nel ricevimento nella Fortezza di San Felipe de
Barajas, portava un vestito intero scuro e una
camicia bianca senza cravatta, con il collo
aperto. Il vestito era blindato, ma questo non
gli ha impedito di salire agilmente la collina,
così come ha fatto nelle riunioni pubbliche,
provocando ammirazione tra gli abitanti di
Cartagena.
Finalmente ho capito perchè, nonostante la sua
magrezza, Obama produce l’impressione di portare
vestiti troppo grandi o d’essere ingrassato di
repente.
Inoltre, durante la festa nel Castello, sul suo
tavolo c’era una misteriosa scatolina avvolta
discretamente, che contiene le pastiglie contro
l’acidità di stomaco e un poderoso antidoto in
caso di possibile avvelenamento. Non ha toccato
cibo durante la cena.
Il sabato mattina, il presidente degli Stati
Uniti, che doveva avere fame, ha chiesto
nell’Hilton una colazione abbondante con caffè,
succo d’arancia, uova strapazzate molto gialle,
allo stile americano e una cesta di pane, poi,
tra lo stupore dei dipendenti dell’ Hotel,
andando verso l’installazione del Vertice, si è
fermato nella cucina e si è fatto fotografare
con loro.
Anche nel pranzo ufficiale non ha toccato un
granello di riso. Nel Centro delle Convenzioni
i camerieri si sono chiesti se Obama non mangia
mai.
Ha abbandonato il tavolo ed ha preferito
chiudersi nell’ufficio che gli avevano
assegnato. Dall’Hotel gli hanno portato
un’insalata e della frutta, ma li ha appena
assaggiati. Ha mangiato solo e poco, e poi è
tornato al tavolo dei colleghi, ma non ha
nemmeno assaggiato il dolce.
Dalla nave di Roosevelt all’hotel di Obama
Nel 1934, poco meno di 80 anni fa, Franklin
Delano Roosevelt, che fu presidente degli Stati
Uniti quattro volte pranzò nel Club Cartagena
con il suo collega colombiano Enrique Olaya
Herrera e si fermo a dormire nella città
accompagnato dai suoi due figli e dalla sua
sedia a rotelle, ma a bordo d’una fregata da
guerra ancorata fuori dalla baia.
Barack Obama è stato il primo presidente del suo
paese a dormire in terraferma colombiana, a
Cartagena e per due notti, quando aveva
annunciato che sarebbe stato presente nel
Vertice solo per poche ore. L’unico che è
riuscito a convincerlo a restare è stato Michael
McKinley, il suo ambasciatore a Bogotá.
Gli organizzatori del Vertice, all’inizio
avevano riservato i dieci piani dell’Hilton,
sulla riva del mare, per alloggiare i tre paesi
più poderosi d’America: Stati Uniti, Brasile e
Messico.
Ma giunse improvviso un messaggio da Washington;
necessitavano l’Hotel completo per loro.
Brasiliani e messicani, in un gesto comprensivo,
hanno accettato di cambiare alloggio. Gli
statunitensi hanno affittato le 360 abitazioni e
il presidente ha avuto la suite più importante
al centro dell’8º piano.
Entrando nell’abitazione di Obama, la prima cosa
che s’incontrava era un’amplia sala per riunioni
con due divani di cuoio, un tavolo con un vaso
da fiori e due poltrone; poi la camera dal letto
presidenziale con un letto gigantesco che pare
quadruplo ed un immenso armadio. Il bagno ha una
vasca grande quasi come un appartamento e infine
una sala d pranzo con otto sedie e una finestra
sul giardino, e non c’era nulla da temere perchè
il vetro era blindato, come i vestiti del
presidente.
Il Governo degli Stati Uniti aveva annunciato al
ministero degli Esteri della Colombia che Obama
sarebbe stato accompagnato da tre aerei e sei
automobili, ma la mobilitazione è stata tanto
grande che sono giunti 19 aerei e 28 automobili.
Il sabato a mezzanotte, il presidente ha preso
il telefono del suo comodino e ha chiesto di
abbassare l’aria condizionata ed ha chiesto il
favore in spagnolo ben chiaro: ha detto due
volte, per favore, per favore...
Gli hanno portati anche l’acqua
Pur disponendo di un frigorifero pieno di
bibite, non ha bevuto niente, nemmeno l’acqua.
In realtà i suoi aiutanti gli hanno portato
l’acqua da Washington in bottiglie trasparenti
azzurro chiaro.
Per la cena del sabato, offerta dal presidente
Santos nella Casa degli Ospiti Illustri, è stato
chiesto a Obama se voleva qualcosa di speciale
da mangiare.
Il presidente accetta l’offerta ma chiede
d’essere servito dai suoi camerieri, è stata la
risposta dei suoi assessori.
E così è stato e sono andati cinque camerieri,
tutti del servizio segreto.
Avevano, come si supponeva, il compito di
provare ogni alimento prima di lui.
Li accompagnavano una donna e un uomo
enigmatici, che non si sono mai separati da
Obama per tutto il tempo: sono il dottor Scoutt
Young, il suo medico personale, uno dei migliori
internisti del mondo, si dice, e la signora
Susie Maron, la sua infermiera personale, che ha
il grado di maggiore dell’esercito degli USA.
Tra i sei medici che hanno accompagnato Barack
Obama uno è un esperto nel maneggio di
elicotteri, in caso d’emergenza.
Nei miei appunti finali del Vertice delle
Americhe, trovo un altro fatto che vale la pena
riferire: la vittoria della guayabera, anche se
per stretto margine, come dicono i cronisti
sportivi.
Tredici presidenti all’apertura del Vertice
indossavano la guayabera, dodici la giacca
classica. Sappiamo già qual’era quella
corazzata. Uno portava una giacca tipica, il
boliviano Evo Morales, quattro erano donne e
uno solo in manica di camicia, il colombiano
Juan Manuel Santos.
Alle 9.30 di mattina la delegazione degli USA ha
lasciato l’Hotel Hilton con tutto il suo
equipaggiamento e Obama non si è nemmeno fermato
davanti al punto di vendita che le signore della
sua ambasciata in Bogotà avevano installato nel
fondo della hall.
Offrivano magliette e tazzine con la faccia di
Obama morto dalle risate; altre con Gabriél
García Márquez nei suoi 85 anni e alcune con
Hillary Clinton che strizza un occhio: ognuna
costava 20.000 pesos e gli utili erano destinati
a opere di beneficenza.
All’ora della foto ufficiale con tutti i
presidenti, Obama masticava una gomma.
Verso le sei del pomeriggio, mentre l’aereo
presidenziale volava nel cielo splendido di
Cartagena, più di 700 persone della sua
comitiva, che si sono fermate a fare un pò di
turismo per un paio di giorni, hanno affittato
il Café del Mar, sulle mura venerabili, per
festeggiare con la loro rumba.
“Abbiamo spedito l’uomo”, ha detto uno
sorridendo furbescamente.
“E adesso comincia la nostra festa ...”
(El Tiempo, Colombia/ Traduzione Granma Int.)
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