Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

E S T E R I

 L'Avana. 25 Maggio 2012

   

Londra si prepara “per una
guerra olimpica”


Ariel B. Coya

Londra si prepara. Londra si rifà il trucco. Per ricevere quest’estate quasi mezzo milione di turisti durante i Giochi. E con l’avvicinarsi del giorno G e l’ora O (ovvero la cerimonia inaugurale del 27 luglio alle 9:00 p.m.), si prepara “per la guerra”.

Durante i giochi la capitale britannica vedrà il maggiore schieramento militare dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Potrebbe suonare folle, trattandosi di un evento sportivo con spiccato carattere celebrativo, però a quanto pare, sembra quasi che la capitale britannica si stia blindando per affrontare un conflitto bellico su grande scala.

Con elicotteri e navi senza equipaggio che spiano dal cielo, oltre a 4 aerei caccia che parteciparono lo scorso anno alle operazioni in Libia per sconfiggere Gheddafi, una colossale portaerei navigando sul Tamigi, e più soldati di quanti siano destinati in Afganistan attualmente dall’esercito britannico, la città vive il maggiore schieramento militare dai tempi di Churchill.

In questo modo, si calcola che tra 24 mila e 49 mila militari (ai quali si sommano i poliziotti, gli agenti ed i servizi di Intelligence) veglieranno sui Giochi, senza contare la zona esclusiva, con un recinto elettrificato di 18 km e 55 squadre di cani antisommossa. Tutto per la “modica” cifra di 1.200 milioni di euro in questi tempi di crisi, perché non è mai abbastanza quando si tratta della “sicurezza”.

E sicurezza è la parola d’ordine, secondo le autorità, anche se menzionare questa parola non sembra tranquillizzare le famiglie sulle cui case sono state installate batterie di missili terra-aria per prevenire qualsiasi parallelismo con l’11 settembre negli Stati Uniti.

Forse si potrebbe dire che un simile spiegamento è giustificato se si tiene conto che nelle Olimpiadi non sono mancati fatti violenti: a Monaco ’72 un commando terrorista si prese la vita di 11 vittime innocenti ed a Atlanta ’96 (casualmente il 27 di luglio) una bomba esplose fuori dallo Stadio Olimpico, causando due morti e centinaia di feriti. Oppure si potrebbe pensare che Londra non ha ancora superato il trauma provocato il 7 luglio del 2005 con gli attacchi che sommersero la città nel caos, solo un giorno dopo l’aggiudicazione della sede dei Giochi.

Però il “recinto di Londra” (come definito da Stephen Gram sul quotidiano The Guardian) rappresenta qualcosa di più tenebroso di una “quarantena” contro il terrorismo.

Non si tratta solo di una spesa esorbitante o di una flagrante trasgressione della privacy della gente, aggiungendo scanner di riconoscimento facciale, schede di identità biometriche, sistemi a circuito chiuso di televisione e nuovi punti di controllo in una città che, normalmente, possiede il record, tra le città del mondo, del numero di telecamere di vigilanza.

No. La “Legge dei Giochi Olimpici di Londra” del 2006, non solo concede molto potere all’esercito ed alla polizia, ma anche a compagnie di sicurezza private per reprimere con la forza qualsiasi manifestazione pacifica come quelle degli Indignati o del movimento Occupa Wall Street o contro quelli che minacciano gli interessi dei principali patrocinatori dei Giochi come McDonald's, Visa o Dow Chemical.

In questo senso, ci sarà la “squadra di protezione dei marchi” sparsa per la città per assicurarsi che nessuno indossi abiti o accessori con messaggi commerciali non autorizzati. La combinazione delle parole “games” o il numero 2012 con altre come “London”, “summer” o “sponsors”, potrebbe costare una multa fino a 20 mila sterline.

Questo non è senza motivo, infatti oltre a qualsiasi impresa sportiva o alla fraternità che postulano le Olimpiadi, i Giochi si presentano come una vetrina eccezionale per le grandi multinazionali e per proiettare al mondo l’immagine di una “cultura” modello, e Londra in questo senso non è un’eccezione.

La grande ironia, tuttavia, è che, mentre nell’Antichità la celebrazione dei Giochi serviva più di ogni altra cosa a fermare le guerre, adesso, nel pieno del XXI secolo, giustifica armarsi fino ai denti per combatterne una, nella quale il nemico è già stato individuato. Ed il nemico (come sostengono molte voci) potrebbe essere chiunque.

(Traduzione Granma Int.).

 

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