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Londra si prepara “per una
guerra olimpica”
Ariel B. Coya
Londra si prepara. Londra si rifà il trucco. Per
ricevere quest’estate quasi mezzo milione di
turisti durante i Giochi. E con l’avvicinarsi
del giorno G e l’ora O (ovvero la cerimonia
inaugurale del 27 luglio alle 9:00 p.m.), si
prepara “per la guerra”.
Durante i giochi la capitale britannica vedrà il
maggiore schieramento militare dai tempi della
Seconda Guerra Mondiale.
Potrebbe suonare folle, trattandosi di un evento
sportivo con spiccato carattere celebrativo,
però a quanto pare, sembra quasi che la capitale
britannica si stia blindando per affrontare un
conflitto bellico su grande scala.
Con elicotteri e navi senza equipaggio che
spiano dal cielo, oltre a 4 aerei caccia che
parteciparono lo scorso anno alle operazioni in
Libia per sconfiggere Gheddafi, una colossale
portaerei navigando sul Tamigi, e più soldati di
quanti siano destinati in Afganistan attualmente
dall’esercito britannico, la città vive il
maggiore schieramento militare dai tempi di
Churchill.
In questo modo, si calcola che tra 24 mila e 49
mila militari (ai quali si sommano i poliziotti,
gli agenti ed i servizi di Intelligence)
veglieranno sui Giochi, senza contare la zona
esclusiva, con un recinto elettrificato di 18 km
e 55 squadre di cani antisommossa. Tutto per la
“modica” cifra di 1.200 milioni di euro in
questi tempi di crisi, perché non è mai
abbastanza quando si tratta della “sicurezza”.
E sicurezza è la parola d’ordine, secondo le
autorità, anche se menzionare questa parola non
sembra tranquillizzare le famiglie sulle cui
case sono state installate batterie di missili
terra-aria per prevenire qualsiasi parallelismo
con l’11 settembre negli Stati Uniti.
Forse si potrebbe dire che un simile spiegamento
è giustificato se si tiene conto che nelle
Olimpiadi non sono mancati fatti violenti: a
Monaco ’72 un commando terrorista si prese la
vita di 11 vittime innocenti ed a Atlanta ’96
(casualmente il 27 di luglio) una bomba esplose
fuori dallo Stadio Olimpico, causando due morti
e centinaia di feriti. Oppure si potrebbe
pensare che Londra non ha ancora superato il
trauma provocato il 7 luglio del 2005 con gli
attacchi che sommersero la città nel caos, solo
un giorno dopo l’aggiudicazione della sede dei
Giochi.
Però il “recinto di Londra” (come definito da
Stephen Gram sul quotidiano The Guardian)
rappresenta qualcosa di più tenebroso di una
“quarantena” contro il terrorismo.
Non si tratta solo di una spesa esorbitante o di
una flagrante trasgressione della privacy della
gente, aggiungendo scanner di riconoscimento
facciale, schede di identità biometriche,
sistemi a circuito chiuso di televisione e nuovi
punti di controllo in una città che,
normalmente, possiede il record, tra le città
del mondo, del numero di telecamere di
vigilanza.
No. La “Legge dei Giochi Olimpici di Londra” del
2006, non solo concede molto potere all’esercito
ed alla polizia, ma anche a compagnie di
sicurezza private per reprimere con la forza
qualsiasi manifestazione pacifica come quelle
degli Indignati o del movimento Occupa Wall
Street o contro quelli che minacciano gli
interessi dei principali patrocinatori dei
Giochi come McDonald's, Visa o Dow Chemical.
In questo senso, ci sarà la “squadra di
protezione dei marchi” sparsa per la città per
assicurarsi che nessuno indossi abiti o
accessori con messaggi commerciali non
autorizzati. La combinazione delle parole
“games” o il numero 2012 con altre come
“London”, “summer” o “sponsors”, potrebbe
costare una multa fino a 20 mila sterline.
Questo non è senza motivo, infatti oltre a
qualsiasi impresa sportiva o alla fraternità che
postulano le Olimpiadi, i Giochi si presentano
come una vetrina eccezionale per le grandi
multinazionali e per proiettare al mondo
l’immagine di una “cultura” modello, e Londra in
questo senso non è un’eccezione.
La grande ironia, tuttavia, è che, mentre
nell’Antichità la celebrazione dei Giochi
serviva più di ogni altra cosa a fermare le
guerre, adesso, nel pieno del XXI secolo,
giustifica armarsi fino ai denti per combatterne
una, nella quale il nemico è già stato
individuato. Ed il nemico (come sostengono molte
voci) potrebbe essere chiunque.
(Traduzione Granma Int.).
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